[transeando]
nevskij prospeckt e altri cambi di prospettiva
 




martedì, 29 giugno 2004

AMORI LETTERARI

Italo Calvino

Questo è un amore letterario e non solo, il fascino di Italo Calvino travalica la stessa pagina scritta. Di seguito tre brani dal suo "Il barone rampante" a testimonianza della mia incondizionata ammirazione. Tenterò di scrivere giusto due cose per non sminuirne potenza e lirismo.

La vicenda del barone Cosimo Piovasco di Rondò che all'età di dodici anni decide di trascorrere l'intera sua vita sugli alberi, riassume, attraverso il racconto reso dal fratello, una straordinaria metafora della solitudine, del diverso e della libertà. Ho riportato il momento in cui matura questa drastica decisione e altri due brani (a mio giudizio sublimi) di come l'essere "altro" dal mondo di Cosimo interagisce e si rapporta con l'insopprimibile tensione e la conseguente ritrazione nei confronti del mondo stesso.

Immediate le parole, sciolti e armoniosi i periodi, semplice il linguaggio, come risultante un'efficacia, poetica e inarrivabile, propria dei capolavori.

(n.b. i corsivi sono miei)

 

"Trovai quindi naturale che il primo pensiero di Cosimo, a quell'ingiusto accanirsi contro di lui, fosse stato d'arrampicarsi sull'elce, albero a noi familiare, e che protendo i rami all'altezza delle finestre della sala, imponeva il suo contegno sdegnoso e offeso alla vista di tutta la famiglia........Cosimo salì fino alla forcella d'un grosso ramo dove poteva stare comodo, e si sedette lì, a gambe penzoloni, a braccia incrociate con le mani sotto le ascelle, la testa insaccata nelle spalle, il tricorno calcato sulla fronte.

            Nostro padre si sporse dal davanzale.

-          Quando sarai stanco di star lì cambierai idea! - gli gridò.

-          Non cambierò mai idea, - fece mio fratello, dal ramo.

-          Ti farò vedere io, appena scendi!

-          E io non scenderò più! - E mantenne la parola".

 

"D'allora in poi, quando si vedeva il ragazzo sugli alberi, si era certi che guardando giù innanzi a lui, o appresso, si vedeva il bassotto Ottimo Massimo trotterellare a pancia a terra. Gli aveva insegnato la cerca, la ferma, il riporto: i lavori di tutte le specie di cani da caccia, e non c'era bestia del bosco che non cacciassero insieme. Per riportargli la selvaggina. Ottimo Massimo rampava con due zampe sui tronchi più in su che poteva; Cosimo calava a prendere la lepre o la starna dalla sua bocca egli faceva una carezza. Erano tutte là le loro confidenze, le loro feste. Ma continuo tra la terra e i rami correva dall'uno all'altro un dialogo, un'intelligenza, d'abbai monosillabi e di schiocchi di lingue e dita. Quella necessaria presenza che per il cane è l'uomo e per l'uomo è il cane, non li tradiva mai, né l'uno né l'altro; e per quanto diversi da tutti gli uomini e cani del mondo, potevan dirsi, come uomo e cane, felici".

 

"In un noce, sulla sella del tronco, c'era un incavo a conca, la ferita d'un antico lavoro d'ascia, e là era uno dei rifugi di Cosimo. C'era stesa una pelle di cinghiale, e intorno posati una fiasca, qualche arnese, una ciotola.

Viola si buttò sul cinghiale. - Ci hai portato altre donne?

Lui esitò. E Viola: - Se non ce ne hai portate sei un uomo da nulla.

- Si...Qualcuna...

Si prese uno schiaffo in faccia a piena palma. - Così m'aspettavi?

Cosimo si passava la mano sulla guancia rossa e non sapeva cosa dire, ma lei già pareva tornata ben disposta: - E com'erano? Dimmi: com'erano?

-          Non come te, Viola, non come te...

-          Cosa sai di come sono io, eh , cosa sai?

S'era fattta dolce, e Cosimo a questi passaggi repentini non finiva di stupirsi. Le venne vicino. Viola era d'oro e miele".

-          Dì...

-          Dì..

Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così".

postato da larafeodorvna, 20:09 | link | commenti (1)

venerdì, 18 giugno 2004

            APPUCUNDRIA

 

Foto Originale

 

Mancavo da mesi. Eri sempre uguale a sempre.

'O pulmann chin'e ggente, o posteggiatore

che ha intonato "chi 'a avuto 'a avuto 'a avuto, chi 'a rate, 'a rate, 'a rate "

cambiando tutte le parole come se ci leggesse le news del tg.

- "c'amma fà si fa friddo e chiove........" -

(sommossa popolare, soprattutto degli astanti femminili)

 - "uè uagliò ch'adda chiove, c'amma i' o' mare!" -

 - "signò, mò state iando o' mare?" -

 - "no, mo vac'a faticà...." (a Napoli il lavoro lo chiamano da sempre 'fatica')

 - "e allora: chest'è a' previsione p'oggi".

Una stretta e sai che ti manca,

che puoi riviverla solo in scampoli,

che l'autobus parte e gli occhi si fanno umidi.

 

Eh sì, Napoli è retoricamente Napoli: è corale, è viva, è ammuina,

un sentimento, una voce e una "gente".

Ho "faticato" nei tuoi suoni, ho abitato nei tuoi colori per anni.

Finivano le vacanze e mi chiedevo come avevo potuto resistere altrove.

E poi.........capita che ti ritrovi "transeando".

 

Spero di fartene tanti di omaggi attraverso questo blog:

per il momento è per te la musica di sottofondo

e, per chi volesse, anche il testo

(sfido tutti i partenope-lovers

a sostenere che non lo conoscono già a memoria)

 

  

Napule è mille culure
Napule è mille paure
Napule è a voce de' criature che
saglie chianu chianu
e tu sai ca' nun si sulo
Napule è nu sole amaro
Napule è addore e' mare
Napule è na' carta sporca e nisciuno
se ne importa e
ognuno aspetta a' sciorta
Napule è na' camminata
int' e viche miezo all'ate
Napule è tutto nu suonno e a' sape tutto o' munno ma
nun sanno a' verità.
Napule è mille culure..















postato da larafeodorvna, 15:50 | link | commenti (3)

lunedì, 14 giugno 2004

INCROCI POETICI

(a chi effonde conoscenza)

Foto Originale

"ché 'n la mente è fitta, e or m'accora,
la cara e buona imagine paterna
di voi quando
nel mondo ad ora ad ora

m'insegnavate come l'uom s'etterna".

(Inf. c. XV)

 

(a chi abbandona)

Foto Originale

"L'animo mio, per disdegnoso gusto,
credendo col morir fuggir disdegno,
ingiusto fece me contra me giusto."

(Inf. c. XIII)

 

 





postato da larafeodorvna, 18:37 | link | commenti (1)

TALPEGGIANDO

stavolta ce la farò da sola:

mi ripasso giusto 73-74 volte il numero della sezione,

entro decisa nel

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

esibisco senza incertezze

e

ricevo in cambio

e

Tutto facile e perfetto

"Prego, cabina n. 3"

(Noooooooooo, questo non era previsto,

vabbè basta saper rimediare)

"Scusi me la indicherebbe, non ho gli occhiali".

Mano che inserisce scheda nell'urna elettorale

missione compiuta

postato da larafeodorvna, 15:57 | link | commenti

mercoledì, 09 giugno 2004

libri

ApRu.jpg (16335 byte)

quest'ultimo si avvale della mia collaborazione bibliografica prestata alla

con tanto di penna di disneyland-paris

mi perdoni l'autore

postato da larafeodorvna, 11:36 | link | commenti (1)

primo

il blog non è somiglia nemmeno di striscio a quello che immaginavo,

resta l'idea transire poi si vedrà

postato da larafeodorvna, 10:37 | link | commenti (1)