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giovedì, 22 settembre 2005 E' fuggita l'estate,
postato da larafeodorvna, 08:59 | link | commenti (1) giovedì, 24 marzo 2005 OMAGGIO ALLA PRIMAVERA (in lieve ritardo)
(Pablo Neruda)
Perchè scrivere quando c'è tanto di già scritto e scritto meglio? spring, spring, spring postato da larafeodorvna, 11:42 | link | commenti (1) lunedì, 27 settembre 2004
INCROCI POETICI Stavolta gli incroci poetici sono tra due autori diversi, Guido Gozzano, crepuscolare e Nazim Hikmet, contemporaneo. Li faccio transitare nello stesso post perché mi piace il differente approccio con la lirica e con la dimensione temporale che esprimono: la prima ripiegata e decadente, la seconda, volendo infantile, ma protesa e speranzosa. Mi piace la loro contrapposizione e le riflessioni che ne possono derivare.
"Il mio sogno è nutrito d'abbandono e di rimpianto. Non amo che le rose che non colsi. Non amo che le cose che potevano essere e non sono state".
"Il più bello dei mari è quello che non navigammo. Il più bello dei nostri figli non è ancora cresciuto. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti. E quello che vorrei dirti di più bello, non te l'ho ancora detto". postato da larafeodorvna, 16:38 | link | commenti (1) lunedì, 20 settembre 2004
La prima tesserina mi ha messa in difficoltà, sono così ermetica da riuscire a sfuggire anche a me stessa. Poi il chiarore ha penetrato i ricordi e ho sorriso di quella lotta senza tregua con uno dei figli più controversi della civiltà tecnologica. In una fra le malinconiche ma rimpiante notti partenopee ho combattuto, ho resistito a lungo, fino a dover capitolare con un nemico inanimato ma subdolo, un cablaggio ineccepibile di tastiera, fili, spina e cornetta. La seconda e la terza tesserina, per effetto della conoscenza degli eventi successivi, si sono ammantate di un senso nuovo, divenendo il crepuscolo e l'aurora di due diversi amori. Non ha importanza però ciò da cui origina, la scrittura vive e si significa nei suoi destinatari: avevo desiderio che le mie "creature" potessero, per una volta almeno, respirare. Non posso postare sul mio blog questi brevi frammenti, introversione e pudore me lo impedirebbero: li ho consegnati a mani pure. postato da larafeodorvna, 10:25 | link | commenti (2) venerdì, 17 settembre 2004 DOVE SI PARLA DI CITAZIONI, DI GOETHE, DI AFFINITA'
La scrittura è qualcosa di alchemico e, come tutti gli aggregati misteriosi, basta un dettaglio, un frammento fuori posto e la magia svanisce. Non ci vuole nulla più che un intervento maldestro per interrompere la fluida armoniosità di una frase: la dabbenaggine è (ovvio) mia, il pensiero nientepopodimenochè di Goethe. E' successo così che nelle claudicanti angustie di "per il bello, per il giusto, per il bene, vivere eroicamente" è andato relegato con mestizia l'autorevole originale "per il bello, per il bene, per il vero, vivere risolutamente". Caro Johann Wolfgang von Goethe chissà se dal posto dove ti trovi puoi leggerci, chissà se quando si è perfezionato il crimine di cui sopra eri fortunosamente distratto, chissà se un'improvvida ritorsione si abbatterà su me per tutto questo. Certo che a rileggere le due versioni così, l'una accanto all'altra, si può solo rabbrividire: scomodare l'eroismo, con le implicazioni di sacrificio, immolazioni e umanità epica, laddove non c'era null'altro che semplice, sublime, pura risoluzione............ Formulato il mea culpa, esprimo tutto lo stupore per il fatto di aver ricevuto in dono una stupenda citazione del cantore del Faust, proprio dalla persona che mi faceva tornare in mente la frase da me ridotta in deformità e che (caso vuole?) appartenga per paternità allo stesso letterato teutonico di cui sopra. Come si fa, dico, come si fa a pensarsi, dedicarsi e ritrovarsi in due citazioni, per inciso, introvabili in tutto il web, dello stesso autore?
postato da larafeodorvna, 13:15 | link | commenti (1) giovedì, 08 luglio 2004 costituzione europea (Incipit) Consapevoli che l’Europa è un continente portatore di civiltà, che i suoi abitanti, giunti in ondate successive fin dagli albori dell’umanità, vi hanno progressivamente sviluppato i valori che sono alla base dell’umanesimo: uguaglianza degli esseri umani, libertà, rispetto della ragione: ispirandosi alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell’Europa i cui valori, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società il ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e il rispetto del diritto. Convinti che l’Europa, ormai riunificata, intende proseguire questo percorso di civiltà, di progresso e di prosperità per il bene dei suoi abitanti, compresi i deboli e i bisognosi. Persuasi che i popoli dell’Europa, pur restando fieri della loro identità e della loro storia nazionale, sono decisi a superare le antiche divisioni e uniti in modo sempre più stretto a formare il loro comune destino; Certi che, unita nella diversità, l’Europa offre loro le migliori possibilità di proseguire, nel rispetto dei diritti di ciascuno e nella consapevolezza delle loro responsabilità nei confronti delle generazioni future e della Terra, la grande avventura che fa di essa uno spazio privilegiato della speranza umana. postato da larafeodorvna, 14:50 | link | commenti (3) lunedì, 05 luglio 2004
DOVE GIOCANO LE LUCERTOLE Qual è l'amore della mia vita? Sto tentando di elencarli uno alla volta in questo blog, ma il più grande di tutti in realtà è alto appena 1mt e 5cm, pesa poche once, parla una lingua molto, ma molto, approssimativamente italiana e mi chiama Iàià. E' problematico avere a che fare con lui anche se ha solo tre anni e mezzo. Percepisco che affinché il mio ruolo di zia non nuoccia irreparabilmente, urgerebbe un corso pratico e compattato di psico-pedagogia infantile del tipo "Zii e nipoti: le 100 risposte che nessuno ha avuto il coraggio di darvi alle 100 domande che non avete mai osato porre", oppure "Guida alle 18 ore e 25 minuti che faranno di voi la più fantastica e adorata delle zie". Da ingenua irriducibile, cerco di intavolare con il pargolo discussioni sul ciclo delle stagioni, il nidificare degli uccelli, le migrazioni, la fioritura e quant'altro, ma l'infante è irrequieto e insoddisfatto di questi spunti dozzinali e mi sommerge con la valanga dei "perché?" cosmici (per rispondere a quali sarebbe necessaria un'alta cognizione dei massimi sistemi), le affermazioni apocalittiche del genere "io non voglio crescere!" e i moniti oscuri e anche un po’ sinistri del calibro di "stai attenta, Iàià, STAI ATTENTA!". Per chiarirvi le idee, drammatizzerò uno degli aneddoti che lo vedono protagonista.
ANTEFATTO Calda mattinata estiva, di ritorno dall'asilo una malaccorta amica mia decide improvvidamente di comunicare all'infante l'inopinata morte della sua iguana (per semplicità indicata al bambino come lucertola) lasciata, a suo dire, a prendere il sole chiusa nella sua teca (!?!?!?!?!?!?!NO COMMENT)
SCENA I Pomeriggio della medesima giornata estiva. Stesi sul letto: Iàià tenta di avviare il nipote sul sentiero del sonno per la pennichella. NIPOTE (con voce lamentosa): pittè lucertola motta? ZIA (già vagamente preoccupata): shhhh, facciamo la nanna. NIPOTE (con i primi lacrimoni): pittè, Iàià, pittè? ZIA (comprendendo che la cosa non sarà facile): perché ha preso troppo sole e si è sentita male. NIPOTE (ormai in un pianto dirotto): motta lucertola (singhiozzi), iàià MOTTA LUCERTOLA!!!. ZIA (in pre-panico): non piangere. Ora la lucertola è contenta, che credi?. Prima non si divertiva mica tanto chiusa in quella scatola di vetro. Rimaneva da sola in casa quando tutti uscivano, si annoiava. Adesso invece è in un bel posto, che gioca con tante altre lucertole. NIPOTE (sempre piangendo, ma anche un po’ incavolato): GIOCA? IA'IA' COME GIOCA? E' MOTTA!!!! ZIA (praticamente alle strette): Certo che gioca! Ora è in un bel posto...è nel Paradiso delle lucertole...tutto il giorno gioca con tutte le altre lucertole morte...fa tutto quello che le pare...ed è tanto, tanto più contenta di prima...non ti preoccupare per lei , pesciolino, dormi...
SCENA II Stesi sul letto: mia sorella tenta di addormentare il bimbo. NIPOTE (senza esitazioni): Mamma, voglio morire! MIA SORELLA (allarmatissima all'idea di aver allevato un kamikaze in erba, ma comunque dissimulando): Cucciolo, cosa dici! Ma...perché? NIPOTE (trionfante): Voglio andare in quel posto bello dove giocano le lucertole!
LA MIA PAGELLA DI ZIA BOCCIATA postato da larafeodorvna, 13:36 | link | commenti giovedì, 01 luglio 2004 VITA D'APPARTAMENTO (ovvero paranoie metropolitane)
(Ieri sera. Ore 22 e qualche spicciolo di minuti) Una morìa, forse il caldo improvviso, si abbatte su tutti gli appendini di casa con conseguenti lacrimevoli esequie di asciugamani, strofinacci e vari indumenti raccattati in condizioni raccapriccianti da un pavimento cronicamente abbandonato dall'igiene. Uno dei summenzionati gancetti, dicendo addio alla sua originaria collocazione, mi si appiccica sullo sgabello del bagno. Dopo una breve colluttazione riesco a separarli ma, quale orrore, delle porzioni dell'adesivo retrostante l'appendino sono rimaste indelebilmente incrostate sul sedile. Prima regola: mantengo calma e freddezza. Poi provo con lo spray detergente. No! Allora l'alcool. Nemmeno! Olio di gomito con le unghie. Manco a parlarne (maledetto il vizio di tagliarmele a zero)! Idea geniale l'ACETONE: rovescio mezzo flaconcino sulle macchie e...FANTASTICO il piano di plastica dello sgabello è perfettamente corroso mentre l'adesivo è trionfalmente intonso al centro del massacro. Meno male che è ora di cena vah!
Apro il
Il nulla mi appare! Desolazione e sconforto! Reagisco ugualmente e dopo un rapido bilancio mi risollevo: posso comunque optare tra una spremuta di limoni assoluta oppure corretta con 50 grammi di burro. AL DIAVOLO TUTTO, VERSO LA LIMONATA SULLO SGABELLO E VADO A DORMIRE DOMANI E' UN ALTRO GIORNO (Rossella 'O Hara docet)
postato da larafeodorvna, 11:42 | link | commenti (3) martedì, 29 giugno 2004
AMORI LETTERARI
Questo è un amore letterario e non solo, il fascino di Italo Calvino travalica la stessa pagina scritta. Di seguito tre brani dal suo "Il barone rampante" a testimonianza della mia incondizionata ammirazione. Tenterò di scrivere giusto due cose per non sminuirne potenza e lirismo. La vicenda del barone Cosimo Piovasco di Rondò che all'età di dodici anni decide di trascorrere l'intera sua vita sugli alberi, riassume, attraverso il racconto reso dal fratello, una straordinaria metafora della solitudine, del diverso e della libertà. Ho riportato il momento in cui matura questa drastica decisione e altri due brani (a mio giudizio sublimi) di come l'essere "altro" dal mondo di Cosimo interagisce e si rapporta con l'insopprimibile tensione e la conseguente ritrazione nei confronti del mondo stesso. Immediate le parole, sciolti e armoniosi i periodi, semplice il linguaggio, come risultante un'efficacia, poetica e inarrivabile, propria dei capolavori. (n.b. i corsivi sono miei) "Trovai quindi naturale che il primo pensiero di Cosimo, a quell'ingiusto accanirsi contro di lui, fosse stato d'arrampicarsi sull'elce, albero a noi familiare, e che protendo i rami all'altezza delle finestre della sala, imponeva il suo contegno sdegnoso e offeso alla vista di tutta la famiglia........Cosimo salì fino alla forcella d'un grosso ramo dove poteva stare comodo, e si sedette lì, a gambe penzoloni, a braccia incrociate con le mani sotto le ascelle, la testa insaccata nelle spalle, il tricorno calcato sulla fronte. Nostro padre si sporse dal davanzale. - Quando sarai stanco di star lì cambierai idea! - gli gridò. - Non cambierò mai idea, - fece mio fratello, dal ramo. - Ti farò vedere io, appena scendi! - E io non scenderò più! - E mantenne la parola". "D'allora in poi, quando si vedeva il ragazzo sugli alberi, si era certi che guardando giù innanzi a lui, o appresso, si vedeva il bassotto Ottimo Massimo trotterellare a pancia a terra. Gli aveva insegnato la cerca, la ferma, il riporto: i lavori di tutte le specie di cani da caccia, e non c'era bestia del bosco che non cacciassero insieme. Per riportargli la selvaggina. Ottimo Massimo rampava con due zampe sui tronchi più in su che poteva; Cosimo calava a prendere la lepre o la starna dalla sua bocca egli faceva una carezza. Erano tutte là le loro confidenze, le loro feste. Ma continuo tra la terra e i rami correva dall'uno all'altro un dialogo, un'intelligenza, d'abbai monosillabi e di schiocchi di lingue e dita. Quella necessaria presenza che per il cane è l'uomo e per l'uomo è il cane, non li tradiva mai, né l'uno né l'altro; e per quanto diversi da tutti gli uomini e cani del mondo, potevan dirsi, come uomo e cane, felici". "In un noce, sulla sella del tronco, c'era un incavo a conca, la ferita d'un antico lavoro d'ascia, e là era uno dei rifugi di Cosimo. C'era stesa una pelle di cinghiale, e intorno posati una fiasca, qualche arnese, una ciotola. Viola si buttò sul cinghiale. - Ci hai portato altre donne? Lui esitò. E Viola: - Se non ce ne hai portate sei un uomo da nulla. - Si...Qualcuna... Si prese uno schiaffo in faccia a piena palma. - Così m'aspettavi? Cosimo si passava la mano sulla guancia rossa e non sapeva cosa dire, ma lei già pareva tornata ben disposta: - E com'erano? Dimmi: com'erano? - Non come te, Viola, non come te... - Cosa sai di come sono io, eh , cosa sai? S'era fattta dolce, e Cosimo a questi passaggi repentini non finiva di stupirsi. Le venne vicino. Viola era d'oro e miele". - Dì... - Dì.. Si conobbero. Lui conobbe lei e se stesso, perché in verità non s'era mai saputo. E lei conobbe lui e se stessa, perché pur essendosi saputa sempre, mai s'era potuta riconoscere così". postato da larafeodorvna, 20:09 | link | commenti (1) venerdì, 18 giugno 2004 APPUCUNDRIA
Mancavo da mesi. Eri sempre uguale a sempre. 'O pulmann chin'e ggente, o posteggiatore che ha intonato "chi 'a avuto 'a avuto 'a avuto, chi 'a rate, 'a rate, 'a rate " cambiando tutte le parole come se ci leggesse le news del tg. - "c'amma fà si fa friddo e chiove........" - (sommossa popolare, soprattutto degli astanti femminili) - "uè uagliò ch'adda chiove, c'amma i' o' mare!" - - "signò, mò state iando o' mare?" - - "no, mo vac'a faticà...." (a Napoli il lavoro lo chiamano da sempre 'fatica') - "e allora: chest'è a' previsione p'oggi". Una stretta e sai che ti manca, che puoi riviverla solo in scampoli, che l'autobus parte e gli occhi si fanno umidi. Eh sì, Napoli è retoricamente Napoli: è corale, è viva, è ammuina, un sentimento, una voce e una "gente". Ho "faticato" nei tuoi suoni, ho abitato nei tuoi colori per anni. Finivano le vacanze e mi chiedevo come avevo potuto resistere altrove. E poi.........capita che ti ritrovi "transeando". Spero di fartene tanti di omaggi attraverso questo blog: per il momento è per te la musica di sottofondo e, per chi volesse, anche il testo (sfido tutti i partenope-lovers a sostenere che non lo conoscono già a memoria) Napule è mille culure postato da larafeodorvna, 15:50 | link | commenti (3) |